Mostre

DE CHIRICO - L’insoluto Enigma dell’esistere

di Rosa Volpi

 

La mostra retrospettiva di De Chirico, curata da Luca Massimo Barbero, desidera illustrare al grande pubblico l’evoluzione del percorso pittorico e l’originalità del grande maestro della metafisica, attraverso un centinaio circa di capolavori, allestiti in un insieme tematico e cronologico, nelle otto sale di Palazzo Reale. 

Le opere esposte raccontano, in chiave simbolica, la vicenda biografica dell’artista, relativa ad un arco di tempo di circa 30 anni: dai lavori poco noti della giovinezza, al suo primo soggiorno a Parigi nel 1912 e all’incontro con le avanguardie; ai capolavori della Metafisica che influenzeranno i surrealisti e conquisteranno più tardi Andy Warhol, al periodo classico di “Valori Plastici”, per concludersi con le ironiche tele neobarocche e con la nostalgica e “romantica” rivisitazione della pittura Metafisica a cui il maestro ritornerà, replicando alcuni precedenti dipinti.

Attraverso questo percorso per immagini, individuiamo il filo conduttore del suo stile, che traduce visivamente  quel mondo interiore che continuamente rimanda alle sue origini greche e alla commistione, conseguente al suo continuo errare,  tra la cultura mediterranea colta e letteraria e la cultura irrazionale tedesca di fine 800, carica di simbolismo e di implicazioni derivanti dalla lettura di Nietzsche e Schopenhauer.

La vera ricerca di De Chirico sarà dunque, per tutto il corso della sua carriera, l’indagine di quel senso nascosto delle cose, di quell’enigma caro a Nietzsche, che si nasconde in ogni  in ogni cosa, in ogni evento, tanto che i suoi dipinti, come in una catena di reazioni visive,  sembrano rincorrere, come scriveva il maestro nel 1918, il demone in ogni cosa […] l’occhio in ogni cosa [perché] Siamo esploratori pronti per altre partenze”.

Ne emerge una realtà insondabile, carica di mistero, di enigma appunto, una realtà creata dall’artista, alternativa a quella rappresentata dalle avanguardie di inizio 900, nelle quali De Chirico non si riconosce e che dimostra il profondo disinteresse dell’artista per la linea estetica e politica contemporanea.

Una realtà dove gli oggetti sono accostati in modo del tutto inaspettato, apparentemente estranei tra loro, ma in realtà connessi da un legame nascosto, profondo, fatto di ricordi emozioni e segni.

Una realtà che suscita sorprendenti effetti di spiazzamento, ma che afferma la volontà di rimandare ad una dimensione altra”, superiore, trascendente, situata aldilà dei fenomeni  e raggiungibile solo attraverso gli occhi della mente”.

E’ questa la cifra stilistica delle famose Piazze d’Italia, scorci urbani, quasi rivelazioni poetiche inquietanti ed enigmatiche, nelle quali si cominciano a delineare i temi fondamentali  della pittura metafisica: la solitudine, il mistero dell’infinito e del tempo, il senso di sospesa attesa dove tutto può accadere.

Questi temi prendono forma attraverso spazi vuoti deserti e assolati con lunghe ombre e porticati classici, che coesistono con nuove locomotive a vapore, torri e orologi e dove la presenza dell’uomo è assente.

E’ proprio in questi luoghi che avviene la rivelazione, cioè ciò che si manifesta durante la visione mentale di quegli oggetti appartenenti alla memoria, in un momento di intensa concentrazione.

I quadri che derivano da questa esperienza unica sono considerati enigmi ad indicare proprio il risultato di quella inspiegabile intuizione per l’artista.

In tutte queste composizioni la presenza dell’uomo è assente.

Essa è sostituita da manichini senza volto, creature dalle fattezze inumane, ma capaci di pensare e di provare emozioni, ibridi abitanti del futuro e di quel non tempo metafisico, carico di mistero e di inquietudine.

Il Manichino diventa il tema principale della poetica di De Chirico. Il maestro lo presenterà nelle sue diverse declinazioni che sottolineano l’idea di immobilità, di assenza di dramma, di sospensione del tempo, all’interno di un’atmosfera magica e illogica, seppur presentata con elementi reali.

Come ne Il figliol prodigo del 1922, soggetto carico di significato simbolico, profondamente legato all’esperienza personale dell’artista, le cui radici affondano nell’infanzia.

In esso è mostrato il gesto e commovente dell’abbraccio che carica di umanità le due esistenze extraumane del figlio-manichino, ritornante per eccellenza  e del padre-statua, sceso dal suo eterno piedestallo.

Continuando il percorso nelle sale successive, lo spettatore avverte le numerose e apparenti variazioni di stile: dalla ripresa di formule arcaiche, in cui  figura umana è trattata con un approccio statuario, con gladiatori e bagnanti trasfigurati in chiave straniante, all’affermazione del “Pictor Optimus” nel periodo del ritorno all’ordine, dove la qualità pittorica e formale ha la precedenza rispetto alla metafora biografica, fino al periodo barocco dove De Chirico sembra voler beffeggiare con sfrontatezza ed ironia la contemporanea pittura internazionale, affermando il completo sganciamento della sua pittura da ogni corrente.

I dipinti di questo breve segmento di tempo non sono soltanto una ironica messa in scena di sé, ma assumono il valore di una performance che ispirerà i futuri artisti concettuali.

Ma in tutti questi apparenti mutamenti di registro tecnico e formale, l’artista mantiene costante nelle sue opere quel trasalimento metafisico, quel senso di sospensione e contrazione del tempo, che porta ogni suo dipinto ad una rappresentazione di una realtà visionaria carica di mistero.

Come un camaleonte, l’artista sembra ogni volta cambiare pelle, per scoprirne sotto una analoga a quella precedente.

In fondo tutti i suoi apparenti diversi “io”, non sono altro che la volontà  del maestro di riprodurre enigmaticamente se stesso.

I diversi “io”, somigliano tutti al quel superuomo di nicciana memoria, dove tutta l’operazione pittorica di De Chirico rimanda al concetto dell’eterno ritorno.

 

Milano, Palazzo Reale - 25 settembre 2019 - 19 gennaio 2020

ORARI:  Lunedì 14.30 - 19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 - 19.30; Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30